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Fondo Alberto Mario Cirese, 1703–2014

 Fonds
Identifier: AC.AMC

Dates

  • Creation: 1703–2014

Language of Materials

From the Collection:

Italian

Biographical / Historical

Alberto Mario Cirese (Avezzano 1921 – Roma 2011) è stato uno dei maggiori protagonisti dell'antropologia moderna italiana alla quale ha dato un contributo fondamentale attraverso gli studi storici, filologici, demologici. La madre Aida Ruscitti (Antrosano 1894 - Rieti 1993) era maestra elementare, il padre Eugenio (Fossalto 1884 - Rieti 1955) è stato anche lui maestro, poi direttore e ispettore scolastico, oltre che poeta di versi molisani. Cirese ha compiuto i suoi studi a Rieti, Campobasso e a Roma dove si è laureato nel 1944 all'Università "La Sapienza" in Storia delle tradizioni popolari con Paolo Toschi discutendo la tesi "Contributo alle tradizioni popolari in provincia di Rieti". Proprio in Storia delle tradizioni popolari ha ottenuto prima la libera docenza (1956), poi l'insegnamento come incaricato all'Università di Cagliari (1958-1961) e infine, sempre a Cagliari, il ruolo di titolare di cattedra (1961-1971) insegnandovi anche Antropologia culturale e guidando, con Ernesto de Martino e Clara Gallini, quella che è stata definita la Scuola antropologica di Cagliari, con collaboratori e allievi quali Enrica Delitala, Giulio Angioni, Placido Cherchi, Carla Pasquinelli, Pietro Clemente, Pier Giorgio Solinas e molti altri. Dopo Cagliari, Cirese ha insegnato Antropologia culturale nell'Università di Siena (1971-1973) e di Roma dove è stato anche il primo coordinatore del corso di Dottorato di ricerca in Scienze etnoantropologiche (1988-1993), del cui collegio dei docenti ha continuato a far parte fino al momento del suo collocamento a riposo (1996). Dal 1997 è stato Professore Emerito della facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Roma 'La Sapienza'. Nel 2003 è stato nominato direttore del museo etnografico dedicato a Alfredo Majorano a Taranto. Negli anni successivi alla laurea Cirese approfondì il suo interesse per gli studi etnologici. In quegli anni il suo principale riferimento intellettuale fu Ernesto De Martino con il quale condivise un approccio storicista e una nuova concezione del folklore ispirata ai Quaderni di Gramsci e alla ricerca del "folklore progressivo". Con Ernesto De Martino condivise un tema di ricerca che lo appassionava molto: la lamentazione funebre e il cordoglio rituale. In quegli anni pubblicò infatti una serie di saggi sull'argomento e il lamento funebre fu al centro del progetto di tesi presso la Scuola di Perfezionamento in Scienze etnologiche fondata da Raffaele Pettazzoni, presso cui si era iscritto nel 1951 senza però conseguire il diploma a causa dell'acuirsi del distacco critico e polemico con Ernesto de Martino. Nel 1953 vinse una borsa di studio del governo francese presso il Musée de l'Homme di Parigi per approfondire lo studio sul cordoglio rituale nel mondo antico. Dopo queste esperienze abbandonò gli studi di etnologia per dedicarsi completamente a quello delle tradizioni popolari. Nel corso degli anni Cinquanta l'attenzione di Cirese si concentrò sempre più sugli studi della poesia, dei canti e delle tradizioni popolari soprattutto della Sabina e del Molise. La raccolta di registrazioni dei canti popolari della Sabina su incarico del Centro nazionale di studi di musica popolare fu oggetto di pubblicazioni e di conversazioni-audizioni all'Accademia di Santa Cecilia e al Terzo programma della Radio. Collaborò inoltre all'ordinamento e alla raccolta del materiale del primo volume dei "Canti popolari del Molise" di Eugenio Cirese. Con il padre si dedicò alla redazione della rivista "La Lapa", fondata e diretta proprio da Eugenio Cirese, che trattava argomenti di storia e letteratura popolare e dove comparvero articoli e interventi di Ernesto De Martino e Tullio Tentori, di Giuseppe Cocchiara, Vittorio Lanternari e Paolo Toschi, ma anche di Claude Lévi-Strauss e Marcel Maget, di Jean Rouch e Robert Redfield a testimonianza della visione tutt'altro che provinciale della rivista. Nel 1954 svolse ricerche nel Molise in riferimento alla storia degli studi di tradizioni popolari nella regione, agli usi e ai canti dei paesi albanesi e serbo croati e alle celebrazioni tradizionali, eseguendo inchieste e registrazioni su nastro per conto del Centro nazionale di musica popolare e della rivista La Lapa. Nello stesso anno della morte del padre (1955) Alberto Mario pubblicò il suo primo libro: Gli studi di tradizioni popolari del Molise, primo volume di una collana dedicata alla cultura meridionale e ai rapporti del folklore con la letteratura e con l'intera vicenda nazionale. In quegli stessi anni e fino al momento in cui divenne professore universitario, Alberto Cirese ebbe anche un rilevante impegno pubblico e civile come assessore nelle amministrazioni, prima comunale e poi provinciale, di Rieti. Al comune, immediatamente dopo la guerra, fu assessore con il sindaco Angelo Sacchetti Sassetti e fino al 1956-1957 scrisse molto sull'Avanti!, su Socialismo, sul Calendario del Popolo, su Mondo Operaio e tra il 1956-1959 fu impegnato nella commissione cultura nazionale del Partito Socialista. Nel 1961 Cirese divenne professore di ruolo presso l'Università di Cagliari vincendo il secondo concorso in assoluto fatto in Italia per la Storia delle tradizioni popolari e dalla seconda metà degli anni Sessanta iniziò la collaborazione con il neonato Istituto Ernesto de Martino, fondato a Milano da Gianni Bosio, curando l'edizione di vari testi della collana Strumenti di lavoro. Archivi del mondo popolare, riguardante poesie e canti popolari italiani. Negli anni di insegnamento all'Università di Cagliari, dedicò varie ricerche alle tradizioni sarde studiando la storia degli studi sull'isola, la terminologia e le forme del canto popolare, effettuò registrazioni su nastro sia come esercitazioni con gruppi di studenti che per il Centro nazionale di musica popolare e lavorò alla redazione del Repertorio e atlante delle tradizioni popolari sarde. Tra il 1968-1969 e il 1972 coordinò il lavoro di quaranta ricercatori nell'ambito del programma di rilevazione del patrimonio narrativo tradizionale svolto per conto della Discoteca di Stato, nel quale si effettuò la prima rilevazione di «tradizioni orali non cantate» sul territorio italiano. L'inventario delle registrazioni, classificate per tipi, motivi o argomenti di fiabe, leggende, aneddoti, indovinelli, proverbi, notizie sui modi tradizionali di espressione e di vita, è stato raccolto in un catalogo pubblicato nel 1975 a cura dello stesso Cirese e di Liliana Serafini, sua moglie. Negli anni successivi Cirese approfondì gli studi demologici arricchendoli di riflessioni teoriche sulla circolazione sociale dei fatti culturali, sui dislivelli di cultura, sulle relazioni tra cultura egemone e culture subalterne, elaborando un'originale teoria sui "dislivelli di cultura". Le riflessioni furono condotte soprattutto in rapporto allo studio dei testi di tradizione orale e in dialogo con le posizioni di Giuseppe Vidossi, Vittorio Santoli e principalmente di Antonio Gramsci. Le questioni di 'letteratura popolare' non sono però state studiate da Cirese solo in termini storici, filologici o di teoria dei dislivelli di cultura, ma sono state anche uno dei terreni d'elezione per lo studio di forme e strutture, per l'elaborazione di modelli applicati allo studio dei proverbi o alle relazioni di parentela. In questo campo gli studi di Propp sulla Morfologia della fiaba e di Lévi-Strauss sulle Strutture elementari della parentela sono stati per Cirese punti di riferimento discussi e rielaborati in dialogo con la semiotica e la logica. Tra la fine degli anni Sessanta e l'inizio dei Settanta Cirese iniziò a fare uso sistematico del computer per le proprie ricerche, applicando l'informatica alle scienze umane come dimostrano l'esperimento di elaborazione elettronica dei canti lirici della Raccolta Barbi, l'apertura della collaborazione col Centro Nazionale Universitario di Calcolo Elettronico di Pisa per un progetto di soggettario demologico informatizzato e il trattamento al calcolatore dei testi di poesia popolare pubblicati da Niccolò Tommaseo. In questi anni Cirese si dedicò agli studi del folklore verbale, rituale, oggettuale attraverso gli strumenti della comparazione, dell'analisi strutturale, della semiotica e della logica. Agli inizi degli anni Ottanta datano le prime versioni dei programmi per il calcolo delle relazioni di parentela elaborati da Cirese stesso, soprattutto relativi alla sua esperienza di ricerca e di insegnamento in Messico (Colima, Toluca e Città del Messico). A questi se ne aggiunsero altri che riguardavano il funzionamento del calendario Maya. Un'altra area di interesse indagata da Cirese è stata quella dell'antropologia dei patrimoni culturali: il censimento, la catalogazione, la classificazione, la conservazione e la valorizzazione dei beni culturali demo-etno-antropologici (denominazione da lui stesso coniata). Della sua vasta produzione (gran parte della quale in forma di saggi e brevi articoli) si ricordano: Cultura egemonica e culture subalterne (1971); Folklore e antropologia tra storicismo e marxismo (1974); Oggetti, segni, musei. Sulle tradizioni contadine (1977); A scuola dai logici o a scuola dallo stregone? Proposta di un sistema di notazione logica e calcolo (NLC) delle relazioni di parentela (1978); Intellettuali e mondo popolare nel Molise (1983); Segnicità fabrilità procreazione. Appunti etnoantropologici (1984); Ragioni metriche. Versificazioni e tradizioni orali (1988); Dislivelli di cultura e altri discorsi inattuali (1997); Il dire e il fare nelle opere dell'uomo (1998); Tra cosmo e campanile. Ragioni etiche e identità locali (2003); All'isola dei Sardi. Per un anniversario 1956-2006 (2006); Beni volatili, stili, musei (2007); Altri sé. Per una antropologia delle invarianze (2010).

Bibliografia: Treccani, Enciclopedia on line, voce "Alberto Mario Cirese" (www.treccani.it/enciclopedia/alberto-mario-cirese); A. M. Cirese - archivio in rete (www.amcirese.it); Università degli Studi di Roma 'La Sapienza' - Dipartimento di Studi glottoantropologici e Discipline musicali, Scritti e altri lavori di Alberto Mario Cirese, a cura di Eugenio Testa, Roma, giugno 2006; "Omaggio ad Alberto Mario Cirese. Con testi di Pietro Clemente, Aldo Perrone, Eugenio Testa ed un intervento di Alberto Mario Cirese", a cura di Calogero Cangialosi e Angelo Raffaele Pace, Taranto, Edizioni del Gruppo Taranto, 2005, pp. 87-95; Clemente Pietro, Fanelli Antonio, «Intenso nel sentire ma sobrio nell'esprimersi». Il Molise dei due Cirese, "Glocale", 6/7 2013, in "Molise"; Fanelli Antonio, Alberto Mario Cirese a Rieti: l'esperienza politica e la rivista "La Lapa" (1953-1955), Tesi di laurea, Università degli studi di Firenze, relatore Prof.ssa Maria Casalini, a.a. 2004/2005.

Full Extent

456 faldoni

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2 scatole

Arrangement

Il fondo è suddiviso in otto serie: Numerica (113 faldoni) e Alfabetica (192 faldoni), che raccolgono, suddivise per argomento, le carte riguardanti gli studi di Cirese sulle fiabe, sui canti e la poesia popolare italiana, sul pianto funebre, sul Regesto gramsciano, oltre a documenti relativi alla sua attività accademica e scientifica, alla vita privata, alla collaborazione con l'Istituto Ernesto de Martino e agli studi in Messico; Carteggio (30 faldoni), con ordinamento alfabetico per nominativo dei corrispondenti; Convegni e Congressi (32 faldoni) e Lettori (10 faldoni), entrambe con ordinamento cronologico — la prima riporta notizie relative a convegni, congressi e seminari cui ha partecipato Alberto Mario Cirese, la seconda raccoglie articoli, recensioni e saggi relativi ai suoi interessi di studio e di ricerca. Seguono il "Deposito scritti Cirese" (49 faldoni), che raccoglie tutti gli scritti di Alberto Mario Cirese inventariati rispettando l'ordinamento sia cronologico che argomentativo seguito dal professore (le pubblicazioni in esso contenute sono state inserite nel catalogo informatizzato OPAC SBN), e la "Miscellanea scritti" (30 faldoni), che raccoglie in appositi inserti, in ordine cronologico, scritti, articoli, relazioni ed estratti di Alberto Mario Cirese relativi ai suoi studi demoetnoantropologici. L'ottava serie, "Collezione Vinili" (147 unità in 2 scatole), raccoglie i dischi in vinile appartenuti ad Alberto Mario Cirese, conservati per formato nella "Scatola Collezione Vinili 45 giri" (dischi da 7 pollici) e nella "Scatola Collezione Vinili 33 giri" (dischi da 10 e 12 pollici).

Nota: il vecchio inventario di origine dichiarava 50 faldoni per il Carteggio e 25 per la Miscellanea scritti; la struttura attuale ne conta rispettivamente 30 e 30 (la Miscellanea comprende i Faldoni MS4A, MS4B, MS5B, MS11B, MS21A e MS21B). La differenza per il Carteggio non è stata chiarita.

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